Ôªø Piano B
14 giugno, 2006,14:36
Un gola profonda sputtana l'inciucio TAV: documenti riservatissimi in Rete.
Ricompaio dopo un mese perché credo che questa roba vada diffusa il più possibile.
Su Indymedia oggi c'è una "gola profonda" (sospetto una talpa di qualche Ministero) che sta postando interi documenti riservati sulla TAV.
I documenti riguardano:
- L'incarico di General Contractor all'Impregilo, società sull'orlo della bancarotta.
(QUI)
- Richiesta di risarcimento della RFI al Ministero di 617 milioni di euro.
(QUI e QUI
- Documenti riservati della CMC di Ravenna con la Venaus a.r.l. sull'orlo del fallimento.
(QUI
- La società statunitense che aveva l'incarico delle prospezioni geologiche molla tutto.
(QUI

Qualora i documenti fossero stati tolti provate un download PDF parzialeQUI.

Questi documenti mostrano chiaramente che tutta la faccenda dell'Alta Velocità in Val di Susa sta finendo dritta in fondo al pozzo. Occorre vigilare affinché non si approfitti per l'ultima magnata di denaro pubblico.
Vi prego di diffondere queste notizie e scaricare i documenti prima che siano tolti di mezzo.
 
posted by Piano B
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2 Commenti:


  • At 16:37, Anonymous Anonimo

    In verità avrei un Piano B:



    B O Z Z A di

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    Dichiarazione di presa coscienza
    sul Senso della Crescita
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    Proposta per le
    Autorità di Governo Locale




    Analizzate le informazioni raccolte, considerate le nostre personali osservazioni,

    dichiariamo che esiste una questione importante ed urgente che è rimasta finora ignorata dai mezzi di informazione e disattesa dalle autorità centrali di Governo.

    Dichiariamo che è richiesta una sua considerazione urgente e che il firmare questa dichiarazione è il nostro primo passo.


    Noi verifichiamo che

    - esiste una generalizzata ed incessante pulsione alla crescita da parte delle autorità di Governo centrale del nostro come degli altri Paesi del mondo;

    - tale pulsione conduce al mantenimento di una elevata densità demografica e ad una abnorme crescita economica, nonché ad una frenetica e pericolosa rincorsa tecnologica;

    - questa crescita ipertrofica, questo sviluppo forsennato, spinti artificiosamente oltre misura, stanno conducendo a distruzione individui, società ed ambiente naturale.


    Verifichiamo infatti che

    - l’elevata densità demografica che ad esempio caratterizza l'Italia (ogni italiano, ripartendo idealmente il nostro territorio, dispone di una area di sole 0,50 parti di ettaro dalla quale trarre il fabbisogno alla sua vita e sulla quale godere della sua individualità ed esprimere il suo potere creativo) affligge tanto l’ecosistema quanto ogni persona che vi vive (la qualità, oltre che il costo stesso, della vita venendo entrambi pesantemente affetti dallo sfavorevole rapporto tra territorio e popolazione), e così pure il nostro organismo sociale, che vede indebolita la sua stabilità e forza, e compromessa la sua sicurezza.

    - l'incessante crescita economica sta anch'essa velocemente rovinando ogni angolo del nostro Paese, del territorio stesso che ci permette la vita, e deteriora la salute psicofisica delle persone nonchè la nostra coesione sociale, in quanto la competizione spinta agli attuali livelli non fa che schierare ogni individuo e gruppo apertamente l'uno contro l'altro, allo stesso tempo essendo ampiamente evidente che scopo ed effetto primario di tale economia non è quello della soddisfazione dei reali bisogni della società.

    - la frenetica rincorsa per la supremazia tecnologica non ci permette di discernere ciò che è bene da ciò che è male ricercare e produrre, e spesso le conseguenze negative sovrastano ed annullano i benefici che se ne ottengono, la scienza venendo ridotta a mera furbizia per cercare di truffare la natura e ad accondiscendente schiava di interessi di parte.


    Al contempo riconosciamo che

    - esiste effettivamente una ed una sola ragione realmente valida per continuare lungo la strada di una crescita demografica, economica e tecnologica ad oltranza, e questa ragione consiste nel fatto che occorre scongiurare il pericolo reale di una invasione foss'anche dapprima solo commerciale e di una successiva sopraffazione totale del nostro Paese, o della nostra confederazione di Paesi, da parte di qualsiasi altro, od altra confederazione, del mondo che sia in grado di crescere maggiormente e più velocemente.

    - trattasi di un pericolo concreto, estremamente attuale, che proviene tanto dall'Occidente quanto dall'Oriente, che spiega perfettamente il perchè di questo caparbio perseguire una crescita di stampo tradizionale, numerica e non qualitativa, ben oltre il limite che sarebbe consigliabile, trovandoci presi da un vero e proprio conflitto globale, non dichiarato ma già da tempo serratamente in corso.


    Parimenti riconosciamo che

    i nostri ed altrui problemi locali sono causati in larga misura da questo stato di cose a livello globale, non da fatti contingenti locali o nazionali, e non sono quindi realmente, definitivamente risolvibili senza un preliminare mutamento della situazione globale, quest'ultima trovandosi a disciplinare a suo piacere, ad ordinare a suo barbaro modo, a sottomettere totalmente alle sue esigenze, ogni singola realtà locale.


    Per tutto ciò, noi decidiamo di impegnarci

    - affinché si diffonda la consapevolezza del vero senso, del reale significato e scopo della nostra crescita: il dover far fronte alla situazione di conflitto globale in cui ci troviamo tutti invischiati;

    - affinché si diffonda la consapevolezza della necessità di nuovi patti di responsabilità sociale, tra individui di uno stesso popolo, e globale, tra Paesi e confederazioni di Paesi, patti che siano quindi tesi all'autocontenimento della propria crescita demografica, economica e tecnologica.


    Ci dichiariamo favorevoli riguardo al fatto che

    - il nostro ed ogni altro Paese del mondo, di concerto, si doti di mezzi costituzionali per autodisciplinarsi in modo che venga impedito, il proprio potenziale straripamento, di qualsiasi tipo, nei territori altrui.

    - vengano istituite apposite norme e commissioni internazionali che con obiettività ed efficacia sorveglino e tengano sotto controllo i livelli dei vari tipi di crescita raggiunti e raggiungibili da ogni Paese e confederazione del mondo.

    - si attui un generale ridimensionamento, una decrescita, tanto in ambito demografico quanto economico, e che lo sviluppo tecnologico divenga stabilmente un fatto di cooperazione e non di competizione, nè commerciale e tantomeno militare, con una revisione del nostro progetto di evoluzione locale, nazionale e globale in tutte e tre queste fondamentali espressioni umane.


    Noi dichiariamo che questa è la nostra visione e volontà.

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    La proposta è presentata da

    Danilo D'Antonio

    Laboratorio Eudemonìa
    Via Fonte Regina, 23
    64100 Teramo - Italy


    DPCSC Versione 0.2 - 08/06/37


    http://senso-della-crescita.hyperlinker.org

     
  • At 16:47, Anonymous Anonimo

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    Quando sarà possibile un altro mondo?
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    Nelle attuali società umane, come quindi anche in quella italiana, in cui i ruoli più importanti, più strategici da un punto di vista organizzativo, amministrativo, fiscale, educativo, culturale, mass-mediatico, sanitario, d'ordine pubblico, etc. sono assegnati a vita a determinate persone, viene a crearsi di fatto uno Stato ben disgiunto dai comuni Cittadini, un nocciolo duro assolutamente impenetrabile ed immodificabile da tutti coloro che ne sono stati esclusi. Queste due entità, Stato e Cittadini, che per patto sociale avrebbero dovuto coincidere, avrebbero dovuto esser tutt'uno, di fatto rimangono assolutamente separate e spesso contrapposte.

    E' spesso, sì, scritto sulle carte costitutive dei Paesi più progrediti della Terra, come anche nella stessa Costituzione Italiana, che "la sovranità appartiene al popolo" (intendendo: a tutto il popolo!), ma la realtà è ben diversa: la stragrande maggioranza dei Paesi del mondo, Italia in testa, sono non una Repubblica ma una "cosa di parte", sono qualcosa che letteralmente appartiene alle persone assunte a vita nei posti dello Stato (che siano esse dirigenti o semplici dipendenti). I più avanzati Paesi del mondo sono attualmente in mano ad una autentica oligarchia, di basso livello ma diffusa ovunque, che tuttora spadroneggia ed assoggetta, anche se in maniera sottile, subdola, la restante parte della popolazione, ed impedisce loro una naturale evoluzione verso ciò che i diversi àmbiti situazionali effettivamente richiedono.

    Se in generale l'operato del nostro Governo e di quelli degli altri Paesi non ci trova d'accordo, non perdiamo altro tempo: concentriamo le nostre energie per rimuovere quel particolare modello di organizzazione sociale che è alla base di ogni comportamento malefico dei Governi, e dà carta bianca agli imperi economici mondiali. L'impiego pubblico assegnato a vita è l'origine profonda, nascosta, meschina, della stragrande maggioranza dei problemi del mondo d'oggi, siano essi pertinenti la pace, od il campo dei diritti umani, la distribuzione del lavoro, la difesa dell’ambiente, o che altro.

    Esigiamo, dunque, ciò di cui è impossibile negare la assoluta legittimità: pretendiamo un equo impiego pubblico a rotazione, equamente condiviso e di reale appartenenza comune. Il giorno che questo nuovo ordinamento sociale venisse alla luce non vi sarebbero più, ad esempio, enti radiotelevisivi di Stato a far continua sfacciata propaganda al pensiero unico governativo, nè vi sarebbero forze dell'ordine (oggi assunte anch'esse a vita per rimanere a fedele guardia di Stati oligarchici) ad accanirsi contro i cittadini manifestanti, tantomeno potrebbe esservi un apparato burocratico a far da fertile terreno di coltura per ogni tipo di corruzione e malgoverno.

    Si getterebbe invece il seme per realizzare una nuova società umana pienamente basata sulla condivisione e la partecipazione, non più sull'accaparramento e l'esclusione. Quel giorno, obiettivi, persino così ambiziosi come quello di veder ogni donna, ogni uomo sulla Terra disporre di un lavoro, e quindi di un reddito e, cosa ancor più importante, di un potere civico, minimamente garantiti, diverrebbero molto più facilmente raggiungibili. Disoccupazione e precariato, come pure qualsiasi altra incapacità dei governi a rispondere efficacemente alle esigenze della società, diverrebbero solo un brutto ricordo del passato.

    L'impiego pubblico a vita è lo scoglio contro cui si infrangono tutti i più bei sogni dell'umanità. L'impiego pubblico a vita è l'anello debole di una catena, altrimenti indistruttibile, che tiene avvinto un intero mondo e ne impedisce il progresso sociale. L'impiego pubblico a vita è l'anello che, nell’interesse di tutti, ed in maniera legalmente, moralmente ed eticamente ineccepibile, dobbiamo oggi definitivamente spezzare.



    Danilo D'Antonio

    Laboratorio Eudemonìa
    Via Fonte Regina, 23
    64100 Teramo - Italy

    http://ars.hyperlinker.org





    Quando altro mondo? # Versione 2.7.0 # 06-07-35