Le Associazioni di Consumatori si stanno comportando come il "sordo del compare": chiedono il taglio delle accise sulla benzina in modo stolido e disinformato. In Rete, regna la solita retorica sui centesimi di tasse che finanziano guerre risorgimentali (o mussoliniane), terremoti degli anni '20, leggi finanziarie di governi Fanfani. Tutto vero. Ma aldilà della nostra convenienza momentanea, è davvero utile tagliare le accise? Sappiamo che la crisi energetica è destinata a durare, non accadrà più di rivedere il petrolio a 10 dollari al barile, più facile vederlo invece a 100 in un non lontano futuro. Qualora si togliessero le tasse, ecco un esempio di ciò che accadrebbe:- Lo Stato, privato di un'entrata di grandi proporzioni, fa bancarotta o più plausibilmente ci massacra di nuove tasse;
- I cittadini, festanti, buttano la Uno a gas e si comprano il nuovo SUV che fa 4 al litro, tanto costa niente mantenerlo, col risultato di raddoppiare le importazioni di petrolio in un baleno;
- Le compagnie petrolifere si fregano le mani: finalmente potranno aumentare la benzina di 10 centesimi alla volta invece che di 2, tanto chi se ne accorge?
- Le città, già soffocate dall'inquinamento con auto a bassi consumi, si troverebbero in una situazione insostenibile: insomma, paghi poco la benzina, ma circoli un giorno a settimana;
- Gli imprenditori che si dedicano alla ricerca di soluzione alternative chiudono e si buttano nel ramo "Concessionari auto".
Insomma, il taglio delle accise va esattamente nella direzione opposta di quella assolutamente necessaria, ovvero "consumare meno petrolio". Chi si prende la responsabilità di fare queste richieste demagogiche per pubblicizzare la propria Associazione dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza.




Facciamo un ipotesi: eliminiamo le accise lasciando inalterato il prezzo del carburante. Così la cifra che non va alla compagnia verrà utilizzata per rimboschire il nostro brullo paese, fare ricerca sulle energie alternative, incentivare l'acquisto di cellule fotovoltaiche ecc...