Ôªø Piano B
28 ottobre, 2005,11:11
Celentano e liste di comici criminali.
Non ho mai visto un monologo comico bombardare popolazioni civili per prendersi il loro petrolio.
Daniele Luttazzi.
 
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27 ottobre, 2005,18:13
Bambini senza stelle.
"Nessuno -neanche uno studente nella mia classe- aveva mai visto un cielo stellato in tutti i suoi otto anni di vita. Un bambino orgogliosamente raccontò di essere stato al cinema e di avere visto le stelle in un film, ma nessuno aveva mai visto stelle nel cielo coreano. Perché? Non riuscivo a capire. Beh, mi hanno spiegato, perché l'inquinamento era così alto che tutto quello che potevano vedere erano solo dense nuvole di smog".
Sprol.com
 
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,17:50
Quasi dimenticavo.
Il 27 ottobre 1962 muore in un "incidente" aereo Enrico Mattei.
 
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,15:55
Meglio il leghista del rifondarolo.
Amari giorni, quelli in cui tocca titolare un post in questo modo. Ieri pomeriggio, mentre facevo zapping, càpito su RaiDue dove si tiene una discussione sul petrolio. Ospiti: un deputato di Rifondazione e uno della Lega mai visti e conosciuti. Ammetto di non aver sentito tutto il dibattito, ma ho fatto in tempo a cogliere due "perle" del deputato di RC:
- Contro gli aumenti della benzina occorre abbassare le accise.
- Per i problemi energetici bisogna investire sull'idrogeno.
Ora capisco che ai programmi pomeridiani si manda il primo che passa, che magari è un esperto di problemi sindacali e nulla sa di energia, ma se questo è il messaggio che passerà durante la prossima campagna elettorale della sinistra stiamo freschi. Negli USA si parla di aumentare le tasse sui carburanti, e noi allegramente promettiamo di tagliarle. Quanto all'idrogeno, è una vera e propria balla: serve a trasportare energia, non a produrla.
E il leghista? Almeno ha pronunciato le fatidiche parole "conservazione" e "rinnovabili". Poi, naturalmente, si è dato la zappa sui piedi con l'energia nucleare.
 
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26 ottobre, 2005,14:49
Caro petrolio? Trivelliamo sotto casa.
Mai paghi di bucherellare le montagne per fare gallerie per TIR e traforare le coste per piantare piloni di megaponti, ecco una nuova idea: trivellare a tutto spiano il sacro suolo allo scopo di trovare... petrolio! La geniale uscita è naturalmente frutto dei penzamienti della confindustriale Assomineraria, riunita in quel di Arenzano. Finanziamo trivelle, l'Assomineraria guadagna, gli arabi piangono e noi andiamo in SUV. Approvato.
 
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25 ottobre, 2005,14:54
La deportazione degli ulivi.
Ieri me ne andavo a spasso col mio scooter, e passando vicino ad un vivaio dietro casa colgo la seguente scena: un camion enorme che blocca mezza strada, una gru, e un albero di ulivo gigante (della stazza di quello in foto) caricato "sdraiato" sul suddetto camion e legato con corde. Vicino al camion, un tizio incrauattato che dirige l'operazione. Gli ho lanciato uno sguardo di profondissimo disprezzo, il massimo che potevo fare, e dubito che si sia sentito in colpa più di tanto. Molti vivai qui a Roma ospitano piante di ulivi secolari, e molte se ne vedono nei giardini. Sospetto che altrettanto accada al Nord, dove le temperature non offrono un habitat esattamente ideale. In Puglia, invece, si vedono quegli splendidi campi di terra rossa oggi completamente sforacchiati da buche enormi, che evidentemente ospitavano un ulivo fin dai tempi di Lorenzo De' Medici. Tendo ad indignarmi con allarmante facilità, ma questa faccenda della deportazione a scopo di lucro di un essere vivente che rappresenta il cuore della nostra storia mi fa passare dall'indignazione agli istinti omicidi. In Puglia hanno aperto un sito che apertamente titola Aiuto! Ci rubano gli ulivi! ma sospetto che questa strage continuerà.
C'è un unico modo per cercare di tamponare l'emorragia: il disprezzo. Il tizio che si crede figo perché ha speso tremila euro per piantare un ulivo tra il cemento dovrebbe cominciare a vergognarsene... e il sedicente "architetto" con lui.
 
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24 ottobre, 2005,10:29
Siria: cambio di regime? Chiedi a Pera!
Non si finisce mai di stupirsi. Un professore americano di studi Mediorientali, Joshua Landis, che sostiene di avere fonti molto ben informate, racconta che Steven Hadley, direttore del Consiglio di Sicurezza degli Stati Uniti, avrebbe fatto una telefonatina a Pera. Scopo? Chiedergli se per caso aveva sottomano un candidato affidabile per sostituire il Presidente della Siria Assad. Landis riporta che la risposta italiana sarebbe stata "orripilata", visto che il nostro Paese è uno dei migliori partner commerciali della Siria (che oltretutto è praticamente nostra dirimpettaia sul Mediterraneo). C'è da sperare che sia vera una reazione di scandalo da parte delle nostre somme istituzioni, ma non per motivi bassamente economici: bensì perché i cambi di regime fino a prova contraria si fanno con le elezioni o con le rivolte popolari. Questa usanza di scambiare un pupazzo con un altro a proprio gusto nei Paesi stranieri, come se si stesse giocando a Risiko, non è proprio degna degli esportatori di democrazia.
 
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20 ottobre, 2005,11:47
L'Amazzonia brucia... per dispetto.
Via lista Petrolio, apprendo una notizia presa dal Manifesto del 18 Ottobre: l'Amazzonia brucia. Beh, cosa c'è di nuovo? Si sa che l'Amazzonia brucia da anni; si sa che a bruciarla sono i latifondisti, alla ricerca di nuovi spazi per i pascoli delle mucche di McDonalds... insomma, notizia trita e ritrita, non ci possiamo fare nulla, peggio per noi.
Ma stavolta è diverso: stavolta il polmone del mondo brucia, e brucia di brutto, per dispetto. Antefatto: da settimane in quella zona (boliviana) i campesinos e i braccianti stavano scioperando contro il degrado ambientale dell'ecosistema, che distrugge il loro ambiente. Gli interventi della polizia manganellante avevano ottenuto solo di inasprire la protesta. E così alcuni possidenti terrieri, consapevoli che nell'area non pioveva da sei mesi, hanno appiccato 25 focolai d'incendio.
Il risultato è un fronte di fuoco di 100 chilometri, indomabile. 150 mila ettari distrutti, 3500 persone ricoverate, mille famiglie in fuga, città annientate. La Bolivia chiede aiuto al mondo perché non riesce a fermare la distruzione, che sta continuando.
La protesta naturalmente è finita, e nuovi pascoli saranno prima o poi disponibili. Peccato per tutto quel bel legname secolare che fruttava un sacco di soldi... ma come si dice, fuori il dente, fuori il dolore.
 
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19 ottobre, 2005,11:38
Il top della tecnologia? Nel 1873.
Ogni tanto in rete si trovano articoli che meriterebbero di essere incorniciati e riletti ogni giorno. Un esempio è questo, uscito sul Times domenicale di due giorni fa. Tra le tante interessantissime notizie che riporta, una mi ha colpito particolarmente: un fisico, che lavora per il Pentagono, ha elaborato un modello per studiare il processo di innovazione tecnologica dell'umanità. Ebbene: i risultati hanno mostrato come il "picco" di innovazione tecnologica sia stato già raggiunto... nel 1873. Da allora il grado di innovazione, proporzionata al numero di esseri umani sul pianeta, non ha fatto che declinare, portandoci ad un livello attuale pari al 1600. Impossibile? Mica tanto: oggi le innovazioni spesso concernono sottili miglioramenti di tecnologie esistenti, e spesso solo per motivi commerciali. Un po' come i record per i cento metri, che migliorano dapprima di secondi, poi decimi, poi soltanto centesimi o millesimi. Insomma, un nuovo software per telefonini come innovazione non ha paragoni con l'invenzione della lampadina o della bicicletta, o del motore a scoppio... il quale, a proposito, non ha subito quasi nessun miglioramento tecnologico di base rispetto alla fine dell'800. Inutile illudersi coi common rail: è robetta, la sostanza non cambia.
 
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18 ottobre, 2005,13:04
Le ultime di Chavez
Il più grande capitalista della nostra storia fu Giuda Iscariota: vendette Cristo per 30 denari.

Sono state trovate tracce d'acqua sulla Luna. Su Marte e lì forse c'è stata vita. Chissà se, per riuscire a sterminare la vita, su Marte seguivano le ricette del Fondo Monetario Marziano.

Con i ritmi attuali, l'obiettivo di dimezzare gli affamati nel 2015 richiederà 200 anni.


(Fonte)

Bisogna che me le scrivo. Se Chavez tenesse un blog, avrebbe più successo di Beppe Grillo.
 
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,12:19
Prodi da Vespa fa outing sul petrolio.
Per la prima volta dopo mesi e mesi, ieri sera ho visto Prima Porta (dal nome del cimitero cittadino di Roma). Ospite: Prodi, che finalmente parla di petrolio.
A mettere il dito sulla piaga è il presidente della Confcommercio Billé, che definisce il petrolio "il problema dei problemi": persino lui che fino a ieri si preoccupava solo di pagare meno tasse oggi comincia a interessarsi di energia. Il Professore risponde ripetendo più e più volte che "il prezzo del petrolio non scenderà mai più, anzi è destinato a salire, non facciamoci alcuna illusione" (mancavano le due magiche parolette, ma insomma alludeva indubitabilmente al picco petrolifero).
Prima soluzione presentata da Prodi, risparmio energetico: propone un'operazione sull'IRPEF tipo quella sulla ristrutturazione delle case, ma stavolta per l'efficienza energetica, e racconta di un'azienda che "ristruttura" impianti elettrici al costo della bolletta.
Interviene poi quel rompiballe di Belpietro, che credendo probabilmente di interpretare i desiderata della cittadinanza intera pressa Prodi sull'energia nucleare. Prodi chiarisce senza mezzi termini che finché non ci saranno sostanziali innovazioni relative alla sicurezza di nucleare non se ne parla. Belpietro insiste, appoggiato da un giornalista francese che difende le scelte del suo governo. Prodi ribadisce: nucleare no, fino a nuovo ordine.
Seconda soluzione del professore: investire sulle rinnovabili, principalmente fotovoltaico, e cita l'(eterno) esempio della Germania.
Vespa, stufo, a questo punto cambia discorso.
Come prima uscita pubblica sull'argomento a me pare ottima... la strada è quella giusta. Unico neo: non si menziona il carbone, che la nostra veterosinistra pare invece spingere, con l'illusione che l'innovativa tecnologia della liquefazione (risalente al 1912) sia la panacea per tutti i mali. Ma probabilmente il silenzio sul carbone è dovuto più alla crassa ignoranza dei giornalisti presenti che alla malafede del prof.
 
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16 ottobre, 2005,01:19
Follini si dimette: si accettano scommesse.
Follini si dimette. Adesso l'atroce dubbio che ci assale è il seguente:
- Andrà con Mastella?
- Andrà con Rutelli?
(Poi basta con la politica italica, sto andando troppo fuori tema).
 
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12 ottobre, 2005,18:27
Legge proporzionale: ostacolare Prodi, silurare Berlusconi.
Mi sovveniva una riflessione ieri sera guardando Ballarò. Tutti fanno blabla e nessuno centra i veri motivi di questa legge:
1) Ostacolare Prodi. E' costretto ora a trovare un partito con cui candidarsi, ma il problema non sono Rutelli o D'Alema che temono la sua concorrenza... ce n'è un altro, e molto peggiore: chiunque dovesse candidare Prodi prenderebbe una MAREA di voti, a spese del resto dei partiti della coalizione. Questo è provato, (vedi Rutelli nella Margherita nel 2001), e infatti è proprio per questo che i partiti della sinistra lo hanno presentato come outsider.
Adesso questa legge spariglia le carte e si trovano tutti in un inenarrabile casino.
La soluzione ci sarebbe. Prodi dovrebbe candidarsi coi Verdi: permetterebbe agli ambientalisti di bypassare il problema dello sbarramento al 2%, senza prendere posizioni coi cattolici o con "gli ex-comunisti", come li chiama Bondi. Dubito che l'Unione prenderà mai una decisione così saggia.
2) Silurare Berlusconi. Nessuno ci ha pensato, ma perché mai avrebbero inventato una formula, proporzionale e quindi partitica, con cui "si nomina il leader e non il premier"? Semplice: perché in caso di vittoria della destra, e di batosta di Forza Italia, avrebbero la possibilità di dare dopo le elezioni un calcio nel sedere a Berlusconi e nominare premier Casini o chi per lui. Inoltre, essendo un'elezione proporzionale, sperano di riportare alle urne tutti quegli elettori di AN o della Lega disgustati dall'inciucio col Berlusca. "Si vota il partito", quindi tutti allineati e coperti a votare Fini e Bossi... alla faccia di Berlusconi.
 
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,10:38
Lapo Elkann (scusate, ma non resisto)
Prima faceva figo tirare coca in BMW.
Adesso farà figo tirare coca in una Fiat.

Abile mossa di marketing: bravo Lapo.
 
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,09:57
Una bistecca, cinque pagnotte.
La scelta vegetariana sta diventando un obbligo morale, specialmente per chi si preoccupa delle sofferenze della specie animale "homo sapiens". Il 70% dei cereali prodotti nel mondo sono usati per gli animali da allevamento: potrebbero nutrire oltre un miliardo di persone; la terra necessaria a produrre un chilo di carne potrebbe produrre 150 chili di patate; sono stati già distrutti oltre 100 milioni di ettari di foresta pluviale per fare posto ai pascoli; qualora tutti gli esseri umani diventassero vegetariani, il petrolio durerebbe venti volte di più e si avrebbe una diminuzione straordinaria dell'inquinamento. Questa faccenda sta diventando delirante. Non si capisce che bisogno ci sia di mangiare carne tutti i giorni, soprattutto quando è dimostrato che i vegetariani campano in media 6 anni di più. Diceva Rudolf Steiner, che aveva parlato di "mucca pazza" nel lontano 1923, che l'ingerire vegetali e trasformarli in carne (la nostra) è un'operazione che ci rafforza e ci dona salute. Oltretutto, la carne che troviamo nel piatto ha talmente poco di naturale, tra ormoni, antibiotici e persino olii esausti (con cui vengono nutriti i polli), che faremmo prima a mangiarci un pezzo di polistirolo.
 
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10 ottobre, 2005,14:06
Quest'anno ci siamo fumati il Belgio.
Non avremmo mai creduto di finire a boicottare la Coca Cola, bevanda innocua quant'altre mai tranne che per gli operai che la producono. Neppure avremmo creduto di boicottare la bistecca della mamma, che ha un impatto devastante sull'alimentazione del pianeta. Boicottiamo persino i forni elettrici, i fuoristrada, e i più coraggiosi si spingono fino ai cellulari. Ma boicottare lo spinello? Beh, francamente sembra essere troppo. Eppure, il giro d'affari generato dalle droghe (tutte) è pari a 320 miliardi di dollari, al 18 posto del mondo come ipotetico prodotto interno lordo, pari a quello del Belgio. Il problema non è che "le droghe fanno la bua" (ognuno è libero di fare ciò che vuole, alla fine), e neppure la tanto strombazzata longa manu della mafia nelle faccende di import-export. Il problema è peggiore: quando si sale su per la filiera del commercio, in alto si trovano gli Stati. E no, non gli Stati canaglia tipo Colombia o Afghanistan "che si finanziano coi proventi della droga", ma ben altri Stati. Il controllo sulla produzione della droga deve stare in certe mani, esattamente come quello del petrolio, e tante guerre vengono avviate proprio perché qualche "dittatore locale" ha fatto un'alzata di ingegno e pretende di più oppure vuole controllarsela da solo. Così, un bel bombardamento e tutto torna alla normalità. La produzione dell'Afghanistan nel 2003 è stata di 3600 tonnellate, mentre nel 2001, prima che vi venisse esportata la democrazia, era praticamente a zero.
Il denaro ricavato da tale commercio non viene naturalmente usato per costruire scuole e ferrovie, ma costituisce "fondi neri" necessari a finanziare ad esempio guerre sporche, insurrezioni in altri Paesi, cambi di regime eccetera. Non si può mica chiedere ad un Parlamento occidentale "Per favore, mettete in Finanziaria qualche milione perché dovremmo costituire un gruppo pseudo terrorista nel Turgikistan del Sud". I proventi del narcotraffico sono lì apposta, non esistono, e quindi possono essere spesi per attività inesistenti. Per non parlare delle banche: tutti questi miliardoni non vengono tenuti sotto il materasso, ma finiscono depositati nelle banche occidentali che ci lucrano sopra altro denaro. Leggere Chussudovski per credere.
Il quadro è di quelli perfetti per un boicottaggio. Ovvio che la maggior parte di tanto denaro venga da cocaina ed eroina, e loro derivati alla moda, e non si può pretendere che i personaggi dediti allo sniffare si interessino ai boicottaggi. Ma anche lo spinello sa di sangue esattamente come la Coca Cola. Boicottarlo? Macché: è "trasgressivo" e "contro il sistema" e quindi non se ne parla neppure.
Legalizzare? Certo: chiediamolo ai governi occidentali. E' come aspettarsi che la Coca Cola diventi equa e solidale.
 
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07 ottobre, 2005,14:06
Influenza polli/2: non vaccinatevi, è pericoloso.
Come volevasi dimostrare. La sfrenata propaganda mediatica sull'influenza dei polli è volta a farci spendere quattrini per il vaccino contro l'influenza stagionale. Ma adesso salta fuori anche un "piccolo" particolare: chi si vaccina, corre un rischio maggiore di un esito letale nel caso di contagio da influenza aviaria. Vediamo perché:
Autorevoli virologi ed epidemiologi (Webster, Dianzani) sconsigliano l'uso di vaccini «in tutti i casi in cui si teme che il patogeno possa essere appunto un nuovo ricombinante (e in particolare un virus che abbia compiuto di recente il salto di specie): visto che, almeno in linea teorica, il vaccino potrebbe causare una produzione eccessiva di anticorpi e peggiorare la tempesta di citochine che sembra essere la vera causa dell'evoluzione maligna della malattia».(...) Insomma pasticciare con i vaccini - quelli classici, mirati sui ceppi influenzali noti (H3N2), e quelli nuovi, da confezionare per contrastare H5N1 - in presenza di un virus che sembra avere effetti letali proprio per un'eccessiva reazione del sistema immunitario, non sembra una buona idea.
Il medico che va in TV a dire che il vaccino non serve contro il virus dei polli, ma "è meglio farlo perché non si sa mai" (ascoltato con queste orecchie al TG1) compie un pessimo servizio, dimostra la propria ignoranza, o peggio la propria complicità.
 
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,09:02
New York: l'attacco dei farmacisti mutanti.
The threat may have involved pharmacists from Iraq coming to New York for some kind of chemical attack targeting the subways.

Traduzione: "La minaccia ha coinvolto farmacisti provenienti dall'Iraq, arrivati a New York per compiere un attacco chimico nella metro."
Fonte
 
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06 ottobre, 2005,14:17
Tasse benzina: senza retorica si ragiona meglio.
Le Associazioni di Consumatori si stanno comportando come il "sordo del compare": chiedono il taglio delle accise sulla benzina in modo stolido e disinformato. In Rete, regna la solita retorica sui centesimi di tasse che finanziano guerre risorgimentali (o mussoliniane), terremoti degli anni '20, leggi finanziarie di governi Fanfani. Tutto vero. Ma aldilà della nostra convenienza momentanea, è davvero utile tagliare le accise? Sappiamo che la crisi energetica è destinata a durare, non accadrà più di rivedere il petrolio a 10 dollari al barile, più facile vederlo invece a 100 in un non lontano futuro. Qualora si togliessero le tasse, ecco un esempio di ciò che accadrebbe:
- Lo Stato, privato di un'entrata di grandi proporzioni, fa bancarotta o più plausibilmente ci massacra di nuove tasse;
- I cittadini, festanti, buttano la Uno a gas e si comprano il nuovo SUV che fa 4 al litro, tanto costa niente mantenerlo, col risultato di raddoppiare le importazioni di petrolio in un baleno;
- Le compagnie petrolifere si fregano le mani: finalmente potranno aumentare la benzina di 10 centesimi alla volta invece che di 2, tanto chi se ne accorge?
- Le città, già soffocate dall'inquinamento con auto a bassi consumi, si troverebbero in una situazione insostenibile: insomma, paghi poco la benzina, ma circoli un giorno a settimana;
- Gli imprenditori che si dedicano alla ricerca di soluzione alternative chiudono e si buttano nel ramo "Concessionari auto".
Insomma, il taglio delle accise va esattamente nella direzione opposta di quella assolutamente necessaria, ovvero "consumare meno petrolio". Chi si prende la responsabilità di fare queste richieste demagogiche per pubblicizzare la propria Associazione dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza.
 
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04 ottobre, 2005,18:33
Venezuela: hacker ex machina
Recupero dal blog di Sandro Kensan, che si occupa di faccende di petrolio e dintorni, un suo stupefacente articolo uscito suPunto Informatico. Racconta di quando, durante lo sciopero generale guidato dai manager della compagnia petrolifera, gli hacker riuscirono ad entrare nel sistema della compagnia ed a riportarla sotto il controllo del governo di Chavez. Ancora una volta i venezuelani sorprendono per la capacità di risolvere i problemi con la creatività...
 
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02 ottobre, 2005,21:46
L'inalienabile diritto di guardare la TV.
Il nostro rapporto con l'energia è inesistente: praticamente, non dedichiamo al problema neppure un secondo dei nostri pensieri. La consideriamo un'ovvietà, una cosa scontata, e quando non c'è... viene meno un diritto inalienabile. Si cade dal pero, per dirla in parole povere. Va via la luce, e ci si rovina il week end: niente TV, niente amici, niente stereo. Che inenarrabile fastidio, che diritto calpestato! Roba da fare causa! E così è successo: qualcuno ha fatto causa all'ENEL perché con il blackout del 2003 non ha potuto godersi la domenica. No, non gli sono andati a monte affari importantissimi, neppure ci ha rimesso quattrini, e non gli è neanche morto il gatto... semplicemente non ha potuto guardare la TV. Ma quel che è sconvolgente, è che il giudice gli ha dato ragione, e l'ENEL è stata condannata a pagare 225 euro all'indignato pantofolaio. Non che dispiaccia vedere l'ENEL costretta a cacciar quattrini, per carità, ma viene da chiedersi a che punto siamo con la consapevolezza che la l'energia elettrica non è un diritto inalienabile ma un bene che ha disponibilità limitata, che noi abbiamo la fortuna di godere per un breve tempo e che probabilmente molto presto dovremo imparare ad usarla con parsimonia e ad orari fissi. Ci vorrebbe qualcuno che trovasse il coraggio di andare a dire al quel cittadino, a tutti i cittadini, che è ora di imparare a giocare a briscola a lume di candela: tornerà utile, in futuro, per trascorrere la domenica.
 
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