Influenza: i polli siamo noi.

Gli scienziati annunciano pandemie con milioni di morti, quando il virus non ha ancora mostrato di trasmettersi da uomo a uomo. Il ministro Storace tranquillizza la popolazione parlando di 35 milioni di dosi di un vaccino che
non esiste. Il Messaggero di
ieri titola ignobilmente "Influenza dei polli: meglio vaccinarsi." Insomma, come ogni anno si dà il via alla campagna pubblicitaria nazionale per vendere i vaccini anti influenza a noialtri polli da spennare. La (voluta) confusione che si sta facendo tra influenza aviaria, influenza comune, vaccino per l'una o per l'altra ha un solo scopo: spaventare la popolazione ed indurla a ricorrere al solito vaccino in vendita nelle farmacie da ora a dicembre. E da ora a dicembre, infatti, si assisterà ad un continuo battage pubblicitario su tutti i TG per promuovere il vaccino anche a chi deve pagarlo, ovvero le categorie non a rischio. Quanto all'influenza aviaria, non esiste alcun vaccino. Si sta sperimentando, ma non sarà propnto prima di sei mesi. Poi, ce ne vorranno almeno altri tre o quattro prima che sia disponibile, e comunque non lo sarà mai per tutti: ci sono buone chances che, se non siamo poliziotti, politici o medici non saremo mai vaccinati. La campagna di propaganda al vaccino è quindi solo un'altra ignobile scusa per vendere. L'influenza dei polli è quella che esercitano su noi, per spaventarci e farci spendere soldi inutilmente: ma in fin dei conti, è così che si fa il business, ultimamente, nevvero? Coccodè!
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